Giovedì 26 Novembre 2009 17:14
Seconda e ultima parte dell'articolo del professor Giuseppe Centauro sulla scoperta e la problematica situazione attuale del sito archeologico di Gonfienti. La prima parte si può leggere qui.Verso la fine al VI sec. a.C. l’organizzazione urbana della città pedecollinare, può dirsi caratterizzata archeologicamente dalla presenza di una plateia (o cardo massimo) di oltre 10,70 mt. di larghezza, che profila un assetto urbano assolutamente rivoluzionario, che oggi potremmo definire antesignano dell’urbanistica classica del mondo greco, perfettamente ordinato su settori geometrici di forma rettangolare, impostati entro più ampie quadrature territoriali, con empori, laboratori, case e dimore di alto lignaggio. Nel 2006 saranno rinvenute, oltre il piazzale dell’interporto, in direzione sud est, anche le tracce di un tratto acciottolato di una grande arteria stradale, evidenziata nel saggio di scavo per uno sviluppo di oltre 60 metri. Questo tracciato, intercettato ad una profondità di -2,20 mt. sotto l’attuale piano di campagna, corrisponde nell’orientamento al decumano ordinatore della centuriazione romana della piana, posteriore di circa sei secoli; tuttavia non saranno consentiti ulteriori accertamenti essendo stato questo importante reperto archeologico, successivamente interrato (2008) per far posto allo scalo merci previsto nell’ampliamento dell’interporto, con sovrapposizione di piazzali e binari a servizio della piattaforma ferroviaria attualmente in costruzione.

Dobbiamo dire non senza amarezza che analoga sorte toccherà a parti dello stesso insediamento e a tutte le altre evenienze archeologiche diffusamente disseminate sui terreni sfortunatamente destinati a ospitare parti nevralgiche delle nuove infrastrutture, ivi compresa la piattaforma ferroviaria, con un enorme magazzino di oltre 200.000 mc. sorto su terreni, bonificati archeologicamente, che custodivano rilevanti tracce di sistemazioni proto-etrusche.
Leggendo le relazioni degli archeologi, le introspezioni geofisiche effettuate nei terreni, estese nel 2004 ad un ambito di oltre 27 ha., in considerazione della potenziale grande estensione dell’abitato, non hanno potuto accertare una linea perimetrale di confine, non avendo ancora intercettato l’eventuale pomerio. Tuttavia le perlustrazioni di scavo archeologico avevano isolato già nel 2003, un’area non inferiore ai 13 ha., sicuramente “urbana” perimetrata all’interno dei confini dell’insediamento industriale facente capo alla Società Interporto della Toscana Centrale S.p.A.

Quindi possiamo asserire che le zone interessate dagli scavi archeologici compiuti tra il 1999 e il 2003 interessano in realtà solo una limitata porzione dell’insediamento potenzialmente esistente. Le indagini geofisiche ed i saggi effettuati sinora hanno dimostrato l'esistenza, sotto una coltre di fango, di un impianto urbanistico regolare, canali di scolo delle acque, strade larghe sino a dieci metri, ai lati delle quali insistevano file di costruzioni, una accanto all'altra, tutte ancora da essere portate alla luce.
I tesori di Gonfienti
Lo stato di conservazione sotto questa coltre di fango ha fatto chiamare giustamente la città di Gonfienti una “Pompei etrusca”. Tornando alla realtà archeologica, finora di questa città è stata indagata solo una costruzione di 1440 mq. (VI-V sec. a.C.) costruita su impianto di altra più vetusta (fine VII secolo). Questa risulta essere la più grande Domus etrusca mai ritrovata (per capirne l'importanza basta pensare che la Domus di Gonfienti è il doppio per estensione della coeva Domus regia dei Tarquini a Roma ed è costruita ed articolata nella medesima maniera). Nonostante ciò sono stati portati alla luce all'interno della Domus, e siamo solo all’inizio, ceramiche attiche tra le quali primeggia una splendida ceramica attica a figure rosse attribuita all’ultimo periodo del pittore greco Douris, attivo tra il 500 ed il 460 avanti Cristo. Sempre dall'edificio esplorato provengono le antefisse con volto femminile che ornavano il tetto. Queste, modellate finemente, sono sicuramente le più belle e preziose che siano state trovate in Etruria.
La Domus era sormontata da figure acroteriali come dimostra un coppo di colmo con parte di una zampa ungulata di animale che presenta uno zoccolo fesso. Sempre nella stessa Domus sono stati ritrovati buccheri di produzione locale molto raffinati, contenitori e vasellame da cucina oltre a splendidi gioielli di corniola lavorati con fili d’oro. Ed è da notare che questi ritrovamenti sono stati effettuati in un’area di scavo archeologico che copre una minima parte dell’area – circa un centesimo dell’area soggetta a vincolo - ed hanno portato a circa duemila cassette di reperti.
Il resto è praticamente tutto da scavare. Dopo la scoperta di Gonfienti anche i ritrovamenti sporadici e sottovalutati del passato appaiono chiari. Infatti: a circa due km. da Gonfienti venne ritrovato nel 1735 il bronzetto etrusco, datato 480 a.C., considerato il più bello tra quelli etruschi: l’Offerente di Pizzidimonte (Londra, British Museum); a circa quattro chilometri da Gonfienti in direzione sud-est era collocato il cosiddetto “cippo di Settimello”, il più bel monumento etrusco di pietra mai ritrovato, datato tra il VI ed il V sec. a.C. e quindi contemporaneo alla città etrusca sul Bisenzio, considerata nella sua massima fioritura tra il VI ed i V sec. a.C.; a circa sette km da Gonfienti, sempre in direzione sud-est, vi è anche la più grande tomba principesca a tholos, la Mula, sinora rinvenuta in Etruria datata per i reperti ritrovati all’ VIII-VII sec. a.C., precedenti quindi alla città etrusca sul Bisenzio. Da ricordare che a metà strada, seguendo la direzione del decumano interrato, intercettiamo anche la necropoli esistente intorno al tumulo monumentale della Montagnola.

Solo questi indizi sarebbero sufficienti a farci immaginare un contesto di grandezza e splendore etrusco nella zona ben superiore a quello ipotizzato da chi si ostina pervicacemente, e sfortunatamente, a chiamare i nostri antenati “Etruschi di periferia”.
“Etruschi di periferia” che avevano la più grande strada etrusca, la più grande abitazione etrusca mai trovata, statue di bronzo tra le più belle, come l’Offerente di Pizzidimonte, la più grande tomba a tholos, la Mula, mai rinvenuta in Etruria, e forse la più antica, che insieme alla Montagnola rimanda ad esempi micenei; ed inoltre nel raggio di pochi chilometri l’insediamento di Artimino, le tombe di Comeana, la necropoli di Prato Rosello, la fortezza-tempio di Pietramarina, solo per citarne alcuni; senza rammentare tutte le vestigia distrutte ed i beni dispersi di cui possiamo trovare traccia solo nelle memorie degli antichi scrittori.
Dunque, ci troviamo di fronte a un insediamento di eccellenza che non era rintracciabile nella letteratura antica e negli studi dell’etruscologia moderna, ma che invece è una realtà archeologica tangibile che da tempo – possiamo adesso confermarlo - era stata in qualche modo annunciata da episodi premonitori, dai simulacri e dai segnacoli lapidei rintracciati nel passato che, seguendo i riti della religione etrusca, accompagnavano il viandante alla grande lucumonia.
Testo e foto di Giuseppe A. Centauro
Didascalie:
- Come appare l’area della domus dopo la pulitura del sito alla visita del 20 novembre 2009
- La bonifica archeologica prima della cementificazione nell’area dell’ampliamento scalo merci
- Lo scempio paesaggistico dello scalo merci dell'Interporto
- Un'antefissa della domus arcaica
- Manifestazione di sensibilizzazione per la tutela del sito di Gonfienti
In archivio:
- Gonfienti: un insediamento etrusco arcaico a nord dell’Arno
- Otium Ludens: a Ravenna l'incanto delle ville di Stabiae
- Cento opere a rappresentare la pittura di epoca imperiale
- Divus Vespasianus: al Colosseo si celebra la dinastia dei Flavi
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