Martedì, 21 Maggio 2013

Arte

Arte & Natura a Parabiago è un mondo di creatività da scoprire

Arte & Natura è un mondo di creatività da scoprire
“Ho derubato i boschi / i fiduciosi boschi/ gli innocenti alberi/ Mostravano i loro ricci e i loro muschi/ per compiacere la mia fantasia./ Esplorai curiosa i loro ninnoli /afferrai,  strappai via./ Che dirà l'austero Abete?/ Che dirà la Quercia?”, scrive Emily Dickinson… “Parlo col bonsai e lui risponde/ col tremare delle foglie e quel suo fare di pianta/ salda alla terra e nella lontananza del mondo, / è come nell’essere matti si parla all’anta/ di una finestra o all’aria nel camminare: / si rimane lì allocchiti e dentro si canta/ … si parla da soli, è un buttar fuori…/Ma poi il bonsai si scrolla il fogliame, / si fa piastrelle più sorde al mio guardare/ e io sto lì come un idiota a tormentarmi/ della natura nascosta al mio chiamare”, si legge nei versi di Franco Loi.  A celebrare la natura, il suo essere silenzioso abitare nel mondo, il suo linguaggio che abbraccia tutta la fantasia, la sua sorgente sempre viva che ispira poeti e letterati, ci sono ceramisti, vivaisti specializzati e particolari, scultori, pittori, sartorie, modiste, oreficerie, e tanti altri artisti ed artigiani professionisti e qualificati e scuole di settore, provenienti da diverse zone d’Italia durante l’evento conosciuto come Arte & Natura, patrocinato da Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Parabiago, ideato ed organizzato da Associazione culturale e artistica Iperbole ed Eventi doc di Myriam Vallegra in collaborazione con Centro Servizi Villa Corvini e Comune di Parabiago.
Anche quest’anno nel bel mezzo della primavera, il 18 e 19 Maggio 2013, ci s’ispira alla natura e allo stesso tempo ci s’immerge in essa e in tutto il suo splendore in vista dello svolgersi della settima esposizione Interregionale Artigianale Artistica Floreale. Le storiche ambientazioni settecentesche di Villa Corvini a Parabiago si trasformeranno in un fucina per artigiani e florovivaisti che esibiranno le loro allettanti produzioni quali opere d’arte in ceramica, vetro, piante e fiori, prodotti naturali, nuove collezioni moda primavera – estate, tessuti ecologici, arredi e complementi per la casa, lampade di design in carta, gioielli con foglie oltre a una seducente e stuzzicante raccolta composta da creazioni esclusive, singolari, realizzate a mano in Italia, opere di qualità che brillano di fantasia e unicità. Il nome di questa manifestazione straordinaria nasce pochi anni fa, germogliando tra i colori raggianti e le storiche ambientazioni delle dimore gentilizie del 1600 – 1700 e oggi, ancor di più, accomuna la stravaganza di nuove ideazioni di artisti, artigiani artisti, vivaisti, florovivaisti, progettisti e realizzatori di giardini, scuole di agraria e floricoltura con cui entrare in contatto e da conoscere dal vivo. Per i nuovi visitatori e per quelli che ogni anno si presentano all’appuntamento si riservano sorprese squisite come le dimostrazioni sul campo, alle quali si potrà assistere liberamente, i laboratori didattici per ogni età, i giochi a tema natura e le conferenze-incontri sulle piante e l’importanza di queste risorse nelle nostre città e sulla progettazione e realizzazione di giardini e terrazzi fioriti. In un clima vacanziero sorgente di tranquillità è piacevole anche solo sedersi un po’ ed ammirare le particolari realizzazioni di ambientazioni e giardini, di composizioni floreali dal gusto giapponese sfumando in stili più attuali, o trascorrere il tempo scegliendo una delle piante dalle specie insolite per un acquisto personale.
Sito evento:
www.mostra-arteenatura.it
Per informazioni:
Associazione culturale e artistica Iperbole: tel. 329-8989533 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. -  www.associazioneiperbole.it
Eventi doc di Myriam Vallegra: tel. 0331-553387 - 347-4009542 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – www.eventi-doc.it                                                                                                                                                                                                 
Vale_ante
 

Luca Caimmi esplora in bianco e nero la follia di Maupassant

Maupassant racconta la sua follia, il suo terrore. Le Horla, è un essere irreale che ogni notte lo spaventa e che lo condurrà a numerose azioni insensate. Maupassant soffriva di turbamenti psichici, si vedeva al di fuori di sè, non riconosceva la sua immagine riflessa nello specchio, percepiva  presenze minacciose...
Le immagini di Luca Caimmi, attraverso le trasparenze del bianco e nero, anticipano nel volume il delirio delle parole.
Guy de Maupassant
Le Horla
64 pagine, 16 illustrazioni
23 €
LUCA CAIMMI
Illustrazioni per Le Horla di Guy de Maupassant
17 aprile - 8 giugno 2013
galleria Nuages via del lauro 10 milano
Horla_ante
   

Esposte al Museo Plantin Moretus le pagine più belle del Medio Evo

Al Museo Plantin Moretus le pagine più belle del Medio Evo
Una piccola mostra per bibliofili raffinati e per gli appassionati di storia: il Museo Plantin Moretus di Anversa espone fino al prossimo 5 maggio una selezione di una quarantina di manoscritti miniati che illustrano (è il caso di dire) il lato più splendente del Medio Evo, da molti ancora considerato un'epoca oscura se non oscurantista. In tre sale sono esposti manufatti che sarebbe riduttivo definire libri. Si tratta infatti di veri e propri capolavori dell'editoria, realizzati in mezza Europa nell'arco di diversi secoli. Il percorso si apre, per esempio, sul secondo volume della Bibbia di Corrado di Vechta, arcivescovo di Praga, per la quale opera lavorarono i miniatori del re Venceslao IV di Boemia. Accanto è esposto il secondo libro delle Cronache di Jean Froissart, miniato oltre mezzo secolo dopo la sua morte, probabilmente da Philippe de Mazerolles, attivo a Bruges dal 1467 al 1479. Bruges era la capitale dell'editoria di pregio: i libri che si realizzavano nelle botteghe della città fiamminga finivano nelle biblioteche di principi e sovrani (si legga la recensione alla mostra londinese Royal Manuscripts. The Genius of Illumination).
Nella seconda sala i visitatori possono ammirare alcuni manoscritti scelti dai curatori come testimonianze della fondazione della collezione di Christophe Platin e di suo genero Jan Moretus. Ci sono il Carmen Paschale di Celio Sedulio, il De Trinitate di Sant'Agostino e l'opera del poeta latino Claudiano: quest'ultimo manoscritto reca annotazioni sui margini, scritte dai vari proprietari che lo ebbero tra le mani. La stesura di appunti non era allora considerata un atto di vandalismo, ma un modo per accrescere la conoscenza dei futuri lettori e anche il valore del volume.
Quanto le miniature fossero preziose lo dimostra l'utilizzo di piccoli veli di seta per proteggerle, come dimostra il manoscritto dei Sententiarum Libri IV di Pietro Lombardo, esposto nella quarta e ultima sezione, apprestata per mostrare l'utilizzo di questi libri. A margine dell'Aurora di Petrus Riga, canonico della cattedrale di Rheims vissuto tra il 1140 circa e il 1209, si possono invece notare disegnini non attinenti al testo, a dimostrazione da una parte di quanto la pergamena fosse cara durante tutto il Medio Evo, dall'altra di quanto fosse irresistibile lo spazio bianco per gli amanuensi (a questo proposito rimando alle pagine che il bel libro di Stephen Greenblatt, Il manoscritto, edito da Rizzoli dedica ai commenti scritti a margine dai monaci, spesso sfoghi di frustrazione e fatica “Grazie a Dio, tra poco farà buio”, ha lasciato scritto un anonimo!).
I bibliofili vorrebbero senz'altro mettere le mani su questi gioielli custoditi sotto teca, letteralmente, per apprezzare al tatto la consistenza delle pagine e con le dita sfiorare le miniature. Ovviamente non è consentito farlo, ma è possibile ingrandire alcune riproduzioni utilizzando le “tavolette” digitali messe a disposizione. Uno smacco per i sostenitori della carta a oltranza; un intelligente impiego della tecnologia più moderna per chi non dimentica che i libri sono strumenti di trasmissione della conoscenza.
Manoscritti_ante
 

Hans Memling e Jan van Eyck rischiarano una Pasqua di pioggia

Hans Memling e Jan Van Eyck rischiarano una Pasqua di pioggia
Ufficialmente già archiviato, l'inverno ha allungato la coda per rovinare le vacanze pasquali degli Italiani. Non c'è riuscito, però, con chi ha scelto di visitare nell'ultimo weekend di marzo due interessanti mostre in Veneto. Si chiude oggi Da Botticelli a Matisse. Volti e figure, ospitata al Palazzo della Gran Guardia di Verona dopo aver fatto tappa a Vicenza, mentre rimane tempo fino al prossimo 19 maggio per vedere Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento al Palazzo delMonte di Pietà di Padova. Due esposizioni molto diverse, per allestimento e “target”, ma accomunate dalla ricchezza della proposta. I rispettivi percorsi, infatti, permettono al visitatore di ammirare decine di opere d'arte di altissimo livello. È il caso per esempio delle quattro tavole di Hans Memling, eccezionalmente presenti in contemporanea a pochi chilometri di distanza, tanto da poter essere viste nella stessa giornata come ha fatto il sottoscritto.
Di ritorno da Castelfranco Veneto, dove ho sostato in adorazione di fronte alla magnifica pala che Giorgione ha realizzato per la morte del giovane Matteo Costanzo, mi sono prima fermato a Padova per visitare la mostra dedicata a Pietro Bembo. Con sorpresa ho scoperto che il percorso si apre proprio con due tavole di Memling, riunite per la prima volta in Italia a formare il dittico che cinquecento anni fa impreziosiva la raccolta della famiglia Bembo: Bernardo, padre di Pietro, lo aveva probabilmente acquistato quando era ambasciatore presso la corte di Carlo il Temerario. Il pannello con la raffigurazione di San Giovanni Battista arriva dall'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, mentre quello con Santa Veronica viene in prestito dalla  National Gallery of Art di Washington. Tornerò a parlare di questa mostra, dopo una seconda visita nelle prossime settimane. Anticipo soltanto che il percorso è ricco di spunti su temi che necessariamente – vista la vastità di ciascuno – sono appena accennati. La mostra può essere considerata una sorta di ripasso su un'epoca cruciale per la storia europea.
La mostra veronese, invece, ha presentato ai visitatori un percorso decisamente più eterogeneo, squadernando di sala in sala opere di formato, tema e soprattutto epoca anche molto differenti. Personalmente ho apprezzato soprattutto la prima, proprio perché più omogenea. In un ambiente molto spazioso ho ammirato opere di Andrea Mantegna, Carlo Crivelli, Lorenzo Lotto, Cima da Conegliano, Giovanni Bellini, Caravaggio e Beato Angelico. Peccato che la piccolissima tavola con la Madonna con Bambino e angeli del frate domenicano era collocata dietro un vetro a un metro e mezzo di distanza! Confesso che nel viaggio di ritorno mi sono fermato a Verona con l'obiettivo di vedere il Ritratto di uomo con copricapo azzurro, capolavoro di Jan van Eyck custodito al Muzeul National Brukenthal di Sibiu, in Romania. Dallo stesso museo sono arrivate per la mostra due tavole di Hans Memling: Ritratto di uomo che legge e Ritratto di donna in preghiera, allestiti nella stessa teca della piccola tavola di van Eyck. Questo scrigno di pittura nordica, insieme all'altro in cui erano esposte la Crocifissione di Antonello da Messina (anch'essa in prestito da Sibiu) e la Lamentazione di Lucas Cranach il Vecchio, sono valsi da soli la mezz'ora di coda che ho fatto per entrare in mostra.
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Klee e Melotti si incontrano a Lugano tra affinità e divergenze

Klee e Melotti si incontrano a Lugano tra affinità e divergenze
Paul Klee e Fausto Melotti non si sono mai incontrati di persona, anche se si sono sfiorati a metà degli Anni Trenta a Milano. Hanno condiviso la passione per l'arte e per la musica e le numerose affinità tra le loro opere hanno fornito a Guido Comis e Bettina Della Casa la solida base d'appoggio su cui costruire la mostra appena inaugurata al Museo d'Arte di Lugano, visitabile fino al prossimo 30 giugno. Ma i curatori non si sono accontentati di dimostrare che le opere dei due artisti “stanno bene insieme”: sarebbe stata una giustificazione insufficiente per realizzare questa esposizione che rappresenta l'ultima grande mostra della legislatura e insieme l'ultima tappa di un percorso iniziato nel 2004 (parole di Giovanna Masoni Brenni).
In un rapporto dialettico tra loro che i risultati consentono di definire proficuo, i curatori hanno dissezionato l'iniziale constatazione delle notevoli somiglianze tra Klee e Melotti, facendola letteralmente in dieci pezzi che sono diventati i temi centrali delle rispettive sezioni in cui si snoda la mostra. Si parte naturalmente dalle origini, avvicinando le opere della fine degli Anni Venti di Melotti a quelle del periodo di Monaco di Klee. I due artisti iniziarono la carriera in atmosfere profondamente differenti e già in partenza si comprende che il percorso ha – anche – l'obiettivo di mettere in risalto le divergenze.
Nulla si può dire di Klee come conoscitore di Menotti, mentre esistono tracce che permettono di ricostruire almeno in parte la conoscenza delle opere di Klee da parte di Menotti. La mostra è costruita sulle analogie, hanno detto in conferenza stampa i curatori, consapevoli però del loro limite. È molto significativa la selezione di citazioni dei due artisti, riprodotte su un pannello: “L'arte è una similitudine della creazione. Essa è sempre un esempio, come il terrestre è un esempio cosmico”, ha detto Klee, a cui Menotti ha “risposto”: “Le analogie e le similitudini possono essere illuminanti, ma non arrivano alla definizione. Lo spirito dell'opera d'arte, come l'anima umana, è indefinibile”.
Mentre il colore delle pareti delle sale volutamente muta per sottolineare un senso di progressione, il visitatore compie un viaggio in dieci stazioni, in ciascuna delle quali può confrontarsi con due visioni. Ecco per esempio come Klee e Melotti affrontano il tema del teatro e del circo o quello – infinito – della natura, tra paesaggio e città; ma anche il mondo animale: e qui i curatori ci tengono a sottolineare che la loro non è stata una scelta arbitraria perché entrambi gli artisti trovavano negli animali una sorta di sfera intermedia tra il trascendentale e l'umano.
Le opere – ha detto Della Casa – testimoniano della levità dei due artisti a cui fa da contraltare la densità del dialogo, così che il percorso è una sorta di sala da ballo in cui si esprime al meglio la danza tra Klee e Melotti. E dove Melotti è rigoroso e cadenzato, Klee si dimostra mobile ed esorbitante, ha aggiunto Comis, definendo Klee artista del colore e Melotti architetto del segno.
L'aspetto musicale, centrale nel percorso espositivo e uno dei punti di forza di una mostra molto bella, è stato invece presentato in conferenza da Christian Gilardi. I due artisti avrebbero potuto suonare insieme: uno era pianista, l'altro violinista. È stato Paolo Repetto a curare la relazione tra arte e musica nei due artisti, piuttosto conservatori in campo musicale ha detto Gilardi. Apprezzavano infatti entrambi compositori con un forte ancoraggio nella tradizione. Così in mostra si possono ascoltare brani dei loro autori preferiti e a corollario dell'esposizione è stato organizzato un ricco programma di concerti. Primo appuntamento il 12 aprile con un concerto di musica classica contemporanea, mentre il 2 maggio Paolo Repetto terrà una conferenza-concerto dal titolo “La visione dei suoni. Klee, Melotti e la musica”. Infine il 3 maggio ci sarà un concerto sinfonico con musiche di Ravel, Brahms e Mozart.
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Le utopie di Elfo sono in mostra alla Galleria Nuages di Milano

Elfo
Utopie
26 febbraio – 30 marzo 2013
Inaugurazione martedì 26 febbraio dalle 18 in poi
Galleria Nuages
Milano via del lauro 10
Inaugurazione martedì 26 febbraio dalle 18 in poi
Tutti vogliono un futuro migliore.
Alcuni hanno provato a sognarlo, Elfo a disegnarlo.
In mostra:
tavole tratte dal libro “Sarà una bella società”, edito da Garzanti,
che verrà presentato durante l’inaugurazione;
poster realizzati per la rivista Diario;
copertine immaginarie di testi classici dell’utopia;
varie ed eventuali.
Orario: 14 – 19
il sabato: 10 – 13 / 14 – 19
chiuso festivi e lunedì
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A Brera i Tarocchi raccontano Cremona e la bottega dei Bembo

TAROCCHI
Quella presentata ieri mattina nella sala xx di Brera è una mostra "pensata con criteri moderni, elastici", ha detto la soprintendente Sandrina Bandera. È focalizzata non soltanto sull'aspetto ludico delle carte, ma intende anche aprire una porta su una delle botteghe più interessanti del primo rinascimento lombardo, quella dei Bembo. Impostando in modo più articolato la lettura della loro produzione è stato possibile distinguere le varie mani degli artisti coinvolti. Il periodo preso in esame è il ventennio cruciale per la storia della Lombardia, con il passaggio dalla cultura dei castelli a quella appunto del primo rinascimento. La mostra, ha ripetuto la soprintendente, apre un varco.
Ha ringraziato i prestatori, dall'Accademia Carrara di Bergamo, al Museo e alla Curia di Cremona, passando per il Museo Civico di Mirandola che ha fatto arrivare un salterio nonostante la difficile situazione in cui versa dopo il tremendo terremoto dell'anno scorso.
"È una mostra dedicata alla mia città e a quella del professor Tanzi", curatore dell'esposizione. In effetti è proprio il ruolo di Cremona il cardine attorno a cui ruota la mostra. Era attraverso questa città che Milano guardava a oriente, verso Ferrara e Padova. Prima di dare la parola al curatore, la soprintendete ha voluto ringraziare il concessionario Skira, grazie al quale l'agenda delle iniziative fino al 2015 è assicurata nonostante la profonda crisi che sta attraversando il settore culturale.
"Piccola ma preziosissima mostra".
Tanzi: punto di partenza per capire cos'era la bottega dei Bembo. Il percorso espositivo si apre sulla figura di Bonifacio, per poi allargarsi agli altri fratelli. Il capostipite
I tarocchi dei Bembo. Una bottega di pittori dal cuore del Ducato di Milano alle corti padane
"quelle carte de triumphi che se fanno a Cremona"
Milano, Pinacoteca di Brera
20 febbraio – 7 aprile 2013
DIDASCALIE IMMAGINI DISPONIBILI:
1. Bonifacio Bembo
Tarocchi Brambilla, Ruota della Fortuna
1442-1444 circa
Miniatura su cartoncino; 17,8x8,9 cm
Milano, Pinacoteca di Brera
2. Bonifacio Bembo
Tarocchi Brambilla, Cavaliere di lance (attuali Bastoni)
1442-1444 circa
Miniatura su cartoncino; 17,8x8,9 cm
Milano, Pinacoteca di Brera
3. Bonifacio Bembo
Tarocchi Brambilla, Regina di lance (attuali Bastoni)
1442-1444 circa
Miniatura su cartoncino; 17,8x8,9 cm
Milano, Pinacoteca di Brera
4. Bonifacio Bembo
Tarocchi Brambilla, Quattro di coppe
1442-1444 circa
miniatura su cartoncino; 17,8x8,9 cm
Milano, Pinacoteca di Brera
5. Bonifacio Bembo
Tarocchi Colleoni-Baglioni, Tre di bastoni
1455-1460 circa
miniature su cartoncino; 17,6x8,7 cm
Bergamo, Accademia Carrara
6. Bonifacio Bembo
Tarocchi Colleoni-Baglioni, Re di coppe
1455-1460 circa
miniature su cartoncino; 17,6x8,7 cm
Bergamo, Accademia Carrara
7. Bonifacio Bembo
Tarocchi Colleoni-Baglioni, Regina di bastoni
1455-1460 circa
miniature su cartoncino; 17,6x8,7 cm
Bergamo, Accademia Carrara
8. Bonifacio Bembo
Incoronazione di Cristo e di Maria da parte di Dio Padre
1445-1450 circa
tempera su tavola; 104x68 cm
Cremona, Museo Civico "Ala Ponzone"
9. Maestro di Monticelli  (Gerolamo Bembo?)
San Giorgio, 1460-1465 circa
Tavola; 137 x 46 cm
Cremona, Museo Civico “Ala Ponzone”
10. Bonifacio Bembo
San Giuliano, 1450 circa
Tempera su tavola; 85x28 cm
Milano, Pinacoteca di Brera
11. Bonifacio e Ambrogio Bembo
Giustizia, 1455-1460 circa
Miniatura su cartoncino; 17,6 x 8,7 cm
Bergamo, Accademia Carrara
12. Benedetto Bembo
Madonna dell’Umiltà e angeli musicanti, 1450-1455
Tavola; 113 x 75 cm
La Spezia, Museo Civico “Amedeo Lia”
Tarocchi_ante
 

Il prezioso successo dei Maestri del Gioiello all’Urban Center

Recensione post evento
Maestri del Gioiello
A Milano con grinta verso il futuro !
Dall’ 8 al 10 febbraio 2013
Urban Center – Galleria Vittorio Emanuele II
Milano
Il prezioso successo dei Maestri del Gioiello all’Urban Center
L’esposizione dei Maestri del Gioiello conclusasi da poco all’interno dell’Urban Center di Milano, prestigiosa sede in Galleria Vittorio Emanuele II, per la sua posizione d’onore, ha riscosso particolare interesse, come testimonia il contapersone posto all’ingresso, che ha vantato la presenza di ben oltre 7.000 persone in soli due giorni e mezzo, ovvero dall’8 al 10 febbraio 2013. Una manifestazione giunta alla sua 6° edizione come evento Maestri del Gioiello (citiamo anche l’edizione di ottobre sempre alla Palazzina Liberty a Milano, visitata anch’essa di numerose migliaia di persone) ed alla sua 2° edizione speciale di febbraio all’Urban Center, per mettere in risalto l’abilità creativa dei talentuosi artigiani orafi e lo stesso prestigioso marchio “Maestri del Gioiello”, oltre alla valorizzazione dell’Artigianato Italiano universalmente parlando.
L’evento è stato inaugurato e visitato dall’Assessore alle Attività Produttive del Comune di Milano, Franco D’Alfonso, sempre attento e partecipe all’iniziativa per la valorizzazione dell’artigianato orafo, che si è complimentato con tutti i partecipanti ed è rimasto soddisfatto del lavoro svolto e delle meravigliose opere presentate.
Promosso dall’Associazione culturale e artistica Iperbole, per la valorizzazione dell’artigianato artistico e patrocinato da Comune di Milano, Provincia di Milano e Regione Lombardia, l'evento che ha visto all’opera artigiani orafi provenienti da varie parti d’Italia, è stato visitato da numerosi turisti italiani e stranieri, quali giapponesi, cinesi, russi, arabi, tedeschi, inglesi, americani, francesi ...
Preziosa e ambita la mostra è terminata in grande stile, con la partecipazione dell’attrice teatrale e televisiva Claudia Coli che ha presentato i gioielli di San Valentino, realizzati dai Maestri dell’oreficeria artigiana, proprio in vista di quel giorno in cui condividere con la propria metà l’amore che serbiamo nel cuore: si ricorda ad esempio“Lovelook” di Perinelli Gioielli di Viterbo, originali pendenti che presentano una chiave ed un lucchetto, o i pezzi unici creati dalle orafe de Il Carato di Pisa, “Passion Rouge”, ideato pensando a un sentimento travolgente e passionale e “Mon Amour” che rappresenta la dolcezza e al tempo stesso il vortice che crea un abbraccio, oltre ai preziosissimi orologi con diamanti realizzati da Tinelli di Valenza.
All’evento, tra i numerosi orafi partecipanti, era presente Fabrizio Di Cori di Artena (Roma) con diverse opere tra le quali “La Margherita Gialla”, che ha vinto il premio del pubblico Jacopo da Trezzo 2012 dal titolo “A Milano con grinta verso il futuro! Il gioiello “La Margherita Gialla” racconta le tradizioni del suo paese che si legano a questo fiore. Così lo descrive Fabrizio: «La margherita gialla è un fiore di campo spontaneo che sboccia nel mese di maggio, principalmente nel mese mariano. È spontaneo perché nasce nei campi. A maggio viene reciso per poi essere infiorato su delle strutture lignee che vengono portate a spalla nel terzo sabato del mese di maggio nel mio paese. Questa manifestazione è chiamata “La Madonna delle Grazie”, sono dei cristi infiorati che precedono la nostra carissima Madre: è una tradizione che passa da padre in figlio da duecentoottantacinque anni. Il Cristo infiorato è realizzato con fiori di papavero rosso, le palle di neve bianche e la margherita gialla». Fabrizio di Cori ha voluto omaggiare la margherita gialla così importante per le sue tradizioni. Fabrizio proviene da una famiglia di orafi, la quale è dal 1958 che si occupa di questa attività. L’impresa è stata fondata da suo padre e quindi Fabrizio già quando era bambino ha mosso i primi passi in bottega. In seguito l’artista ha approfondito la sua ricerca all’Istituto d’Arte di Velletri, seguendo corsi privati e lavorando presso alcuni laboratori di Roma. Questo premio non è il primo che ha ricevuto ma nel 2010 è arrivato terzo al concorso di Cassano d’Adda con un girocollo pendente chiamato “Inizio”, con il quale ha voluto rappresentare l’atto procreativo della donna.
Alessandro Averla che ha ottenuto il premio dalla giuria di operatori del settore, giornalisti e istituzioni per il premio Jacopo da Trezzo 2012 dal titolo “A Milano con grinta verso il futuro!” con il delizioso e colto gioiello intitolato“Per aspera ad astra”, si sofferma proprio sul tema del concorso, a cui si è ispirato per la creazione del suo pezzo. Il ciondolo stesso è stato realizzato con le lettere del suo titolo, infatti ogni singolo modulo rappresenta una lettera. «Questo gioiello è dedicato al tema “Con grinta verso il futuro” - Racconta Alessandro - Ho immaginato un momento duro, difficoltoso come questo, con uno sguardo verso il futuro ottimista. È necessario osservare il pezzo per comprenderlo. Partendo dal basso lavoro l’oro, e gli do’ un aspetto scuro quindi nero, con diamanti neri. A salire schiarisco questo colore che diventa oro rosso con diamanti champagne; quindi pian piano gli elementi cominciano a prendere colore, vita fino ad arrivare all’oro bianco con i diamanti bianchi e opali che hanno all’interno delle sfumature di tutti i colori. Perciò la luce comincia a diventare colorata, come la fantasia e la gioia…». Alessandro Averla è ben venticinque anni che lavora come orafo iniziando questa attività nel negozio dei suoi genitori, un’oreficeria tradizionale. Ha studiato a Valenza e al ritorno ha deciso di sostituire al negozio di famiglia un laboratorio dove riparare gioielli, dando assistenza e dove creare pezzi da sogno.
Nel corso della manifestazione Maestri del Gioiello, dall’8 al 10 febbraio 2013, all’Urban Center di Milano, avvicinandoci alle altre vetrine preparate dagli artigiani orafi si notano quelle presentate da Antonella Ferrara. Soffermandosi su quella dedicata a San Valentino, si osserva un gioiello chiamato “Tipico incontro d’amore”. Antonella Ferrara di Novara così lo racconta: «Nasce dalla simbologia dei due elementi che si incrociano e per me rappresentano il vero incontro. Sono stati realizzati singolarmente in oro bianco e in oro giallo. Dall’incontro di questi due metalli nobili si ottiene un infinito, nella veste segnica dell’infinito matematico, e due cuori» Il messaggio che deriva da questa creazione può essere espresso con questo concetto, come spiega l’orafa: «un amore in cui ci si incontra è sicuramente infinito». Oltre a questa finestra sulla sua attività, sono di grande valore anche la vetrina dedicata al “Panta rei” e quella legata alla natura. «La vetrina degli elementi e delle forme che si rifanno un po’ alla natura sono rocce, sono degli elementi di terra, ci sono parti lignee addirittura, per le contaminazioni - racconta Antonella Ferrara - per non utilizzare solo il metallo e le pietre tradizionali che effettivamente rivisitano un po’ tutti».
Procedendo lungo il percorso della mostra incontriamo le opere di Officina Orafa di Antonio Migliozzi: è da trentadue anni che lavora nel settore ed è da dodici anni che pratica l’attività a Trezzo sull’Adda, dopo le sue esperienze lavorative a Milano. «Ho iniziato a creare una collezione ispirata ai Longobardi, collezione con un sapore antico con ori lavorati ricchi di determinate caratteristiche e in seguito ho iniziato a realizzare altre varie collezioni: quella ispirata all’art nouveau e quella ispirata ai dinosauri» Riflettendo sui risultati ottenuti da questa esposizione Migliozzi sottolinea: «I miei anelli hanno suscitato molto interesse e gradevole curiosità per le peculiarità dei dettagli inusuali, tra cui il diffusore di profumo nella bocca nell'anello triceratopo e gli anelli di ispirazione liberty con gli smalti. Anche la collana con il ciondolo a forma di donna libellula articolata ha affascinato molti sguardi».
C’è anche chi come Vincenzo Delliturri ha deciso di utilizzare materiali inusuali ed economici per accontentare anche coloro che non possono permettersi spese folli. «Sono orafo da circa vent’anni. Il mio paese (Rutigliano, in Puglia) è ricco di argilla e storicamente ha rappresentato a livello mondiale la patria del fischietto in terracotta che è un amuleto porta fortuna. Abbiamo unito la mia arte orafa con l’arte figula e abbiamo, ideato, realizzato e brevettato questo gioiello innovativo realizzato in oro e terracotta: il Fisoro. Da qui parte la nostra storia dal punto di vista artistico. Abbiamo sentito l’esigenza di realizzare i gioielli in porcellana-limoges, per sperimentare anche materiali poveri visto il periodo non semplice che si sta attraversando dal punto di vista economico. Noi andiamo incontro all’esigenza del cliente dal punto di vista del design, senza trascurarlo, anzi forse è proprio in questi momenti che si tira fuori il meglio di se stessi. Abbiamo realizzato anche dei bottoncini in porcellana limoges e oro oppure platino, con dei prezzi accessibili a tutti».
Anche secondo l’orafa Maddalena Rocco questo periodo di crisi è «un’occasione per sfoderare l’ingegno nel rimanere a galla. Questo costa molta fatica. Vorremmo che la disposizione degli astri in questo territorio sacro di Milano, dove ha sede la mostra, ci aiutasse a trovare le soluzioni per andare avanti e per sfoderare le idee che sono quelle che ci sostengono».
Gli orafi citati e tutti i Maestri del Gioiello che hanno presentato i loro pezzi unici all’Urban Center di Milano si meritano un ulteriore applauso anche da lontano basta che abbia l’intensità di un gioiello visto il grande successo ottenuto.
La dott.ssa Myriam Vallegra di Eventi doc che, con l’Associazione culturale e artistica Iperbole, si è presa cura dell’organizzazione, racconta a fine evento la sua impressione: «Il Comune di Milano ha apprezzato e ci ha supportato nella promozione di questa iniziativa; è importante che le Istituzioni comprendano i nostri sforzi e che diano più spazio e possibilità alle realtà produttive italiane, come l'arte e l'artigianato per l’appunto.
Abbiamo un potenziale enorme di turismo in entrata nel nostro Paese, oltre agli italiani che apprezzano il made in Italy e che non vanno neanche essi sottovalutati perché molti nostri connazionali come noi apprezzano e scelgono il made in Italy, l'arte e l'artigianato italiano per motivazione, per cultura e perché li sentono propri ..., oltre agli stranieri che non si stancano mai di dimostrarci anche solo con i loro sorrisi, l’interesse che hanno per l’Arte e la Cultura italiana … sono due bacini di utenza diversi, ma entrambi significativi ed importanti».
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