Domenica, 19 Maggio 2013

Mostre

Arte & Natura a Parabiago è un mondo di creatività da scoprire

Arte & Natura è un mondo di creatività da scoprire
“Ho derubato i boschi / i fiduciosi boschi/ gli innocenti alberi/ Mostravano i loro ricci e i loro muschi/ per compiacere la mia fantasia./ Esplorai curiosa i loro ninnoli /afferrai,  strappai via./ Che dirà l'austero Abete?/ Che dirà la Quercia?”, scrive Emily Dickinson… “Parlo col bonsai e lui risponde/ col tremare delle foglie e quel suo fare di pianta/ salda alla terra e nella lontananza del mondo, / è come nell’essere matti si parla all’anta/ di una finestra o all’aria nel camminare: / si rimane lì allocchiti e dentro si canta/ … si parla da soli, è un buttar fuori…/Ma poi il bonsai si scrolla il fogliame, / si fa piastrelle più sorde al mio guardare/ e io sto lì come un idiota a tormentarmi/ della natura nascosta al mio chiamare”, si legge nei versi di Franco Loi.  A celebrare la natura, il suo essere silenzioso abitare nel mondo, il suo linguaggio che abbraccia tutta la fantasia, la sua sorgente sempre viva che ispira poeti e letterati, ci sono ceramisti, vivaisti specializzati e particolari, scultori, pittori, sartorie, modiste, oreficerie, e tanti altri artisti ed artigiani professionisti e qualificati e scuole di settore, provenienti da diverse zone d’Italia durante l’evento conosciuto come Arte & Natura, patrocinato da Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune di Parabiago, ideato ed organizzato da Associazione culturale e artistica Iperbole ed Eventi doc di Myriam Vallegra in collaborazione con Centro Servizi Villa Corvini e Comune di Parabiago.
Anche quest’anno nel bel mezzo della primavera, il 18 e 19 Maggio 2013, ci s’ispira alla natura e allo stesso tempo ci s’immerge in essa e in tutto il suo splendore in vista dello svolgersi della settima esposizione Interregionale Artigianale Artistica Floreale. Le storiche ambientazioni settecentesche di Villa Corvini a Parabiago si trasformeranno in un fucina per artigiani e florovivaisti che esibiranno le loro allettanti produzioni quali opere d’arte in ceramica, vetro, piante e fiori, prodotti naturali, nuove collezioni moda primavera – estate, tessuti ecologici, arredi e complementi per la casa, lampade di design in carta, gioielli con foglie oltre a una seducente e stuzzicante raccolta composta da creazioni esclusive, singolari, realizzate a mano in Italia, opere di qualità che brillano di fantasia e unicità. Il nome di questa manifestazione straordinaria nasce pochi anni fa, germogliando tra i colori raggianti e le storiche ambientazioni delle dimore gentilizie del 1600 – 1700 e oggi, ancor di più, accomuna la stravaganza di nuove ideazioni di artisti, artigiani artisti, vivaisti, florovivaisti, progettisti e realizzatori di giardini, scuole di agraria e floricoltura con cui entrare in contatto e da conoscere dal vivo. Per i nuovi visitatori e per quelli che ogni anno si presentano all’appuntamento si riservano sorprese squisite come le dimostrazioni sul campo, alle quali si potrà assistere liberamente, i laboratori didattici per ogni età, i giochi a tema natura e le conferenze-incontri sulle piante e l’importanza di queste risorse nelle nostre città e sulla progettazione e realizzazione di giardini e terrazzi fioriti. In un clima vacanziero sorgente di tranquillità è piacevole anche solo sedersi un po’ ed ammirare le particolari realizzazioni di ambientazioni e giardini, di composizioni floreali dal gusto giapponese sfumando in stili più attuali, o trascorrere il tempo scegliendo una delle piante dalle specie insolite per un acquisto personale.
Sito evento:
www.mostra-arteenatura.it
Per informazioni:
Associazione culturale e artistica Iperbole: tel. 329-8989533 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. -  www.associazioneiperbole.it
Eventi doc di Myriam Vallegra: tel. 0331-553387 - 347-4009542 - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. – www.eventi-doc.it                                                                                                                                                                                                 
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Gli Inglesi alla guerra contro Boney armati di inchiostro e ironia

Caricature di Napo
Alla data dell'11 febbraio 1816, nel suo Memoriale di Sant'Elena, Emmanuel de Las Cases ricorda all'ex Imperatore l'ondata di caricature portata (causata) dalla Restaurazione. Una in particolare divertì Napoleone: “Castello delle Tuileries: una folla di oche e di tacchini entra dalla porta, spinta da soldati di tutte le nazioni e di varie armi. Nello stesso istante da una finestra del primo piano un'aquila ad ali distese si allontana in un volo rapido e maestoso e in basso la scritta: Cambiamento di dinastia. Napoleone era stato il protagonista e il bersaglio di infinite caricature ed era ben consapevole del loro potenziale distruttivo, capace di irridere e smitizzare qualunque potere.
Dei duecentocinquanta oggetti esposti alla bella mostra Napoleone sulla Schelda, circa un decimo è costituito proprio da caricature.
Tra le prime appare quella in cui Napoleone (non ancora autoproclamatosi Imperatore dei Francesi) è intento fare a fette il mondo per mangiarsi l'Europa, mentre dall'altro lato del tavolo il primo ministro inglese William Pitt, più compito, si riserva l'altra metà del globo. Poco più avanti fa la sua comparsa John Bull, personificazione dell'uomo britannico, che se ne sta seduto con le mani sulle ginocchia mentre Napoleone – come un moderno Atlante – gli si rivolge per chiedergli un favore, piegato in due dal peso del mondo che porta sulle spalle.
In un opuscolo stampato e diffuso all'epoca viene addirittura immaginato un dialogo tra Napoleone e John Bull. Questi chiede a Bonaparte: “Perché odiate tanto la nostra libertà di stampa?” per sentirsi rispondere: “Che domanda sciocca, John! Perché? Perché essa svela tutti i miei progetti più reconditi. Perché mi rende odioso ai miei sudditi e all'Europa intera, rivelando i fiumi di sangue, le distruzioni, le rapine per mezzo delle quali sono giunto al potere e vi rimango. Perché consiglia l'amore, la lealtà e l'obbedienza a un re che intendo detronizzare, e l'unanimità a un paese che intendo conquistare, depredare e distruggere”.
Un'analisi politica stringente che necessariamente deve sorvolare sul fatto che la specialità del regicidio per via rivoluzionaria ha visto i Francesi arrivare secondi dietro gli Inglesi, distanziati di quasi un secolo e mezzo. Un salto all'indietro di un quindicennio riporta proprio alle fasi più cupe della Rivoluzione, per opporre un magrissimo sanculotto che si ciba di cipolle, rappresentazione della libertà francese, a un rubicondo suddito inglese, alle prese con un succulento cosciotto, simbolo della schiavitù britannica.
Il sogno degli Inglesi era veder sfilare l'acerrimo Nemico per le vie di Londra chiuso in gabbia e un anonimo disegnatore lo raffigura di dimensioni lillipuziane con un enorme cappello alto quanto lui, esposto alla curiosità dei londinesi prigioniero in una gabbia di uccelli. Allo stesso anno (1803) risale l'acquaforte con l'ingresso trionfale del Primo Console a Londra, in cui Bonaparte è costretto a cavalcare seduto al contrario.
Tutte le caricature esposte in mostra hanno la finalità di ridicolizzare la persona, il ruolo, le vittorie o le pretese di Napoleone (o dei Francesi che in quel momento storico lui rappresenta), sminuendoli e demitizzandoli. Come ha messo in evidenza il curatore Jan Parmentier durante la chiacchierata che ho avuto con lui al MAS, queste opere rappresentavano il controcanto alla propaganda ufficiale francese. Facevano parte di una ricchissima e particolarmente elaborata campagna diffamatoria con cui la stampa inglese combatteva la sua guerra contro la Francia rivoluzionaria prima e napoleonica poi. Durante la navigazione verso l'isoletta di Sant'Elena, de Las Cases ricorda che gli ufficiali inglesi riconoscevano di avere della Francia e di Napoleone una visione molto parziale: “Ci meravigliavamo a vicenda: loro ci sorprendevano con i loro pregiudizi; noi li stupivamo con le nostre idee e i nostri princìpi del tutto nuovi, di cui non avevano alcuna idea: la Francia gli era, insomma, più estranea della Cina”.
La mostra di Anversa si conclude proprio con una caricatura del dicembre 1813: vi è raffigurato Napoleone che, novello barone di Münchausen, viene lanciato in aria da amici e nemici per finire a Saint Cloud: la disfatta di Lipsia (a ottobre) di lì a pochi mesi avrebbe costretto l'Imperatore alla prima abdicazione che l'avrebbe condotto in esilio all'Isola d'Elba.
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A Gerusalemme una bella mostra racconta l'ultimo viaggio di Erode

ERODE
Ha tutte le carte in regola per essere una delle mostre archeologiche più interessanti dell'anno: Erode il Grande, l’ultimo viaggio del Re, è l'esposizione con cui riapre i battenti, dopo i lavori di ammodernamento, il Museo d'Israele a Gerusalemme. Dedicata al sovrano più famoso (dopo Davide) è anche un omaggio all'archeologo Ehud Netzer che ha speso tutta la vita studiando la storia dell'epoca di Erode il Grande, fino a scoprirne la tomba nel 2007 e a trovare la morte tre anni dopo, per le ferite riportate in una rovinosa caduta proprio all'Herodion. Netzer aveva partecipato alle campagne di scavi di Masada con il mitico di Ygael Yadin (e qui l'aggettivo “mitico” condensa la sua opera pionieristica di archeologo ma anche la sua enorme influenza nell'immaginario collettivo israeliano attraverso l'esaltazione dell'estrema difesa della fortezza da parte di un gruppo di resistenti all'occupazione romana, giunta fino al suicidio collettivo, stando all'intenso racconto dello storico ebreo – ma filo romano – Flavio Giuseppe).
Il percorso espositivo raccoglie circa 250 reperti provenienti da siti archeologici che raccontano quel periodo cruciale per la storia della regione e dell'intero Mediterraneo: Erode, nato attorno al 73 a.C. fu re dal 37 al 4 a.C. Ci sono per esempio affreschi e tre sarcofagi rinvenuti nella tomba del re all'Herodion, la vasca privata del re ritrovata nella fortezza di Cipro e un'altra vasca in marmo che gli studiosi ritengono offerta in dono ad Erode dall’imperatore Augusto. Pannelli illustrativi, modellini (come quello del mausoleo del sovrano) e ricostruzioni virtuali consentono ai visitatori di immergersi nella storia del primo secolo avanti Cristo.
“Il professor Ehud Netzer, con la scoperta della tomba di Erode, ha coronato gli scavi intrapresi nel sito dell’Herodion nel 2007. Gli importanti reperti riportati alla luce dagli archeologi che hanno lavorato nel sito in questi ultimi cinque anni hanno accresciuto la nostra riconoscenza per le grandi scoperte del prof. Netzer, contribuendo ad arricchire la nostra comprensione di Erode, del suo regno e del suo ruolo nella storia della regione. – ha dichiarato James S. Snyder, direttore del Museo – Siamo fieri del restauro completo della tomba effettuato dall’équipe dei conservatori del Museo e raggianti di emozione di presentare per la prima volta al pubblico questi resti impressionanti in occasione di una mostra che fa luce su un periodo cruciale della storia della Terra di Israele.”
La mostra, aperta lo scorso 13 febbraio, avrebbe dovuto chiudersi il prossimo 5 ottobre, ma è stata prorogata fino al 4 gennaio dell'anno prossimo.
Herod tomb installation. Photo © The Israel Museum, Jerusalem / by Elie Posner
King Herod's sarcophagus (?) fashioned in reddish limestone and decorated with rosettes and palmettes
Photo © The Israel Museum, Jerusalem / by Meidad Suchowolski
Magnificent glass drinking cups, from the time of Augustus, 1st century CE. This type of ware was used in the lavish banquets of the Roman aristocracy and was no doubt used in Herod's palaces too. On loan from the Metropolitan Museum of Art, New York, Gift of Renée E. and Robert A. Belfer, 2012. Image © the Metropolitan Museum of Art
Footed marble basin decorated with Silenoi heads. The basin was probably given to Herod as a gift from Emperor Augustus or his second in command, Marcus Agrippa, the 1st century BCE. On loan from SOAJS. Photo © The Israel Museum, Jerusalem / by Meidad Suchowolski
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Luca Caimmi esplora in bianco e nero la follia di Maupassant

Maupassant racconta la sua follia, il suo terrore. Le Horla, è un essere irreale che ogni notte lo spaventa e che lo condurrà a numerose azioni insensate. Maupassant soffriva di turbamenti psichici, si vedeva al di fuori di sè, non riconosceva la sua immagine riflessa nello specchio, percepiva  presenze minacciose...
Le immagini di Luca Caimmi, attraverso le trasparenze del bianco e nero, anticipano nel volume il delirio delle parole.
Guy de Maupassant
Le Horla
64 pagine, 16 illustrazioni
23 €
LUCA CAIMMI
Illustrazioni per Le Horla di Guy de Maupassant
17 aprile - 8 giugno 2013
galleria Nuages via del lauro 10 milano
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Esposte al Museo Plantin Moretus le pagine più belle del Medio Evo

Al Museo Plantin Moretus le pagine più belle del Medio Evo
Una piccola mostra per bibliofili raffinati e per gli appassionati di storia: il Museo Plantin Moretus di Anversa espone fino al prossimo 5 maggio una selezione di una quarantina di manoscritti miniati che illustrano (è il caso di dire) il lato più splendente del Medio Evo, da molti ancora considerato un'epoca oscura se non oscurantista. In tre sale sono esposti manufatti che sarebbe riduttivo definire libri. Si tratta infatti di veri e propri capolavori dell'editoria, realizzati in mezza Europa nell'arco di diversi secoli. Il percorso si apre, per esempio, sul secondo volume della Bibbia di Corrado di Vechta, arcivescovo di Praga, per la quale opera lavorarono i miniatori del re Venceslao IV di Boemia. Accanto è esposto il secondo libro delle Cronache di Jean Froissart, miniato oltre mezzo secolo dopo la sua morte, probabilmente da Philippe de Mazerolles, attivo a Bruges dal 1467 al 1479. Bruges era la capitale dell'editoria di pregio: i libri che si realizzavano nelle botteghe della città fiamminga finivano nelle biblioteche di principi e sovrani (si legga la recensione alla mostra londinese Royal Manuscripts. The Genius of Illumination).
Nella seconda sala i visitatori possono ammirare alcuni manoscritti scelti dai curatori come testimonianze della fondazione della collezione di Christophe Platin e di suo genero Jan Moretus. Ci sono il Carmen Paschale di Celio Sedulio, il De Trinitate di Sant'Agostino e l'opera del poeta latino Claudiano: quest'ultimo manoscritto reca annotazioni sui margini, scritte dai vari proprietari che lo ebbero tra le mani. La stesura di appunti non era allora considerata un atto di vandalismo, ma un modo per accrescere la conoscenza dei futuri lettori e anche il valore del volume.
Quanto le miniature fossero preziose lo dimostra l'utilizzo di piccoli veli di seta per proteggerle, come dimostra il manoscritto dei Sententiarum Libri IV di Pietro Lombardo, esposto nella quarta e ultima sezione, apprestata per mostrare l'utilizzo di questi libri. A margine dell'Aurora di Petrus Riga, canonico della cattedrale di Rheims vissuto tra il 1140 circa e il 1209, si possono invece notare disegnini non attinenti al testo, a dimostrazione da una parte di quanto la pergamena fosse cara durante tutto il Medio Evo, dall'altra di quanto fosse irresistibile lo spazio bianco per gli amanuensi (a questo proposito rimando alle pagine che il bel libro di Stephen Greenblatt, Il manoscritto, edito da Rizzoli dedica ai commenti scritti a margine dai monaci, spesso sfoghi di frustrazione e fatica “Grazie a Dio, tra poco farà buio”, ha lasciato scritto un anonimo!).
I bibliofili vorrebbero senz'altro mettere le mani su questi gioielli custoditi sotto teca, letteralmente, per apprezzare al tatto la consistenza delle pagine e con le dita sfiorare le miniature. Ovviamente non è consentito farlo, ma è possibile ingrandire alcune riproduzioni utilizzando le “tavolette” digitali messe a disposizione. Uno smacco per i sostenitori della carta a oltranza; un intelligente impiego della tecnologia più moderna per chi non dimentica che i libri sono strumenti di trasmissione della conoscenza.
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Hans Memling e Jan van Eyck rischiarano una Pasqua di pioggia

Hans Memling e Jan Van Eyck rischiarano una Pasqua di pioggia
Ufficialmente già archiviato, l'inverno ha allungato la coda per rovinare le vacanze pasquali degli Italiani. Non c'è riuscito, però, con chi ha scelto di visitare nell'ultimo weekend di marzo due interessanti mostre in Veneto. Si chiude oggi Da Botticelli a Matisse. Volti e figure, ospitata al Palazzo della Gran Guardia di Verona dopo aver fatto tappa a Vicenza, mentre rimane tempo fino al prossimo 19 maggio per vedere Pietro Bembo e l'invenzione del Rinascimento al Palazzo delMonte di Pietà di Padova. Due esposizioni molto diverse, per allestimento e “target”, ma accomunate dalla ricchezza della proposta. I rispettivi percorsi, infatti, permettono al visitatore di ammirare decine di opere d'arte di altissimo livello. È il caso per esempio delle quattro tavole di Hans Memling, eccezionalmente presenti in contemporanea a pochi chilometri di distanza, tanto da poter essere viste nella stessa giornata come ha fatto il sottoscritto.
Di ritorno da Castelfranco Veneto, dove ho sostato in adorazione di fronte alla magnifica pala che Giorgione ha realizzato per la morte del giovane Matteo Costanzo, mi sono prima fermato a Padova per visitare la mostra dedicata a Pietro Bembo. Con sorpresa ho scoperto che il percorso si apre proprio con due tavole di Memling, riunite per la prima volta in Italia a formare il dittico che cinquecento anni fa impreziosiva la raccolta della famiglia Bembo: Bernardo, padre di Pietro, lo aveva probabilmente acquistato quando era ambasciatore presso la corte di Carlo il Temerario. Il pannello con la raffigurazione di San Giovanni Battista arriva dall'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, mentre quello con Santa Veronica viene in prestito dalla  National Gallery of Art di Washington. Tornerò a parlare di questa mostra, dopo una seconda visita nelle prossime settimane. Anticipo soltanto che il percorso è ricco di spunti su temi che necessariamente – vista la vastità di ciascuno – sono appena accennati. La mostra può essere considerata una sorta di ripasso su un'epoca cruciale per la storia europea.
La mostra veronese, invece, ha presentato ai visitatori un percorso decisamente più eterogeneo, squadernando di sala in sala opere di formato, tema e soprattutto epoca anche molto differenti. Personalmente ho apprezzato soprattutto la prima, proprio perché più omogenea. In un ambiente molto spazioso ho ammirato opere di Andrea Mantegna, Carlo Crivelli, Lorenzo Lotto, Cima da Conegliano, Giovanni Bellini, Caravaggio e Beato Angelico. Peccato che la piccolissima tavola con la Madonna con Bambino e angeli del frate domenicano era collocata dietro un vetro a un metro e mezzo di distanza! Confesso che nel viaggio di ritorno mi sono fermato a Verona con l'obiettivo di vedere il Ritratto di uomo con copricapo azzurro, capolavoro di Jan van Eyck custodito al Muzeul National Brukenthal di Sibiu, in Romania. Dallo stesso museo sono arrivate per la mostra due tavole di Hans Memling: Ritratto di uomo che legge e Ritratto di donna in preghiera, allestiti nella stessa teca della piccola tavola di van Eyck. Questo scrigno di pittura nordica, insieme all'altro in cui erano esposte la Crocifissione di Antonello da Messina (anch'essa in prestito da Sibiu) e la Lamentazione di Lucas Cranach il Vecchio, sono valsi da soli la mezz'ora di coda che ho fatto per entrare in mostra.
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Sulla Schelda di Anversa torna Napoleone. Anzi: Bonaparte

Sulla Schelda di Anversa torna Napoleone. Anzi: Bonaparte
Emmanuel de Las Cases, nel Memoriale di Sant'Elena, alla data di sabato 2 novembre 1816, racconta dei disturbi di cui soffriva Napoleone in quei giorni Napoleone. Febbricitante e più inquieto del solito, girovagava per la casa ma non
“Ha detto che aveva fatto molto per Anversa, ma che era ancora poco rispetto a quello che contava di fare. Intendeva farne dal mare una base d'attacco mortale per il nemico; dalla parte di terra, la voleva rendere una risorsa sicura in caso di grandi disastri, un vero caposaldo per la salvezza della nazione. […] L'Imperatore disse pure che aveva deciso che tutto fosse gigantesco, colossale. Anversa, da sola, sarebbe stata come una provincia intera.
Una mostra seria, che non si lascia andare a facili giochini, un pericolo costante quando si ha a che fare con Napoleone. Ma appunto, come recita il titolo, Napoleone NON è il centro dell'esposizione: il ruolo di protagonista spetta invece ad Anversa o ancora più precisamente a quel ventennio (allargato) in cui la città rivestì un ruolo di primo piano nello scacchiere europeo. L'importanza strategica di questo porto sulla Schelda era chiara ai Francesi ancora prima che Napoleone concentrasse nelle sue mani tutto il potere: il percorso espositivo infatti si apre con una stampa del 1794 raffigurante la presa di Anversa da parte dell'esercito repubblicano, avvenuta il 17 luglio di quell'anno. A quel tempo il giovane Buonaparte (che ancora conservava la u nel cognome) aveva altri e più grossi problemi: era stato appena nominato generale di brigata, ma la sua carriera  rischiava di venir compromessa dalla caduta dei fratelli Robespierre, ghigliottinati qualche giorno dopo.
I Francesi avevano un bel dire che non si trattava di una conquista – e infatti gli organizzatori hanno posto accanto alla stampa un proclama che invita la popolazione a mantenere la calma – ma la situazione era chiara agli occhi di tutti e gli Inglesi ironizzavano
Grazie a un libretto, disponibile anche in inglese, particolarmente ricco di informazioni (un encomio agli organizzatori!), il visitatore può vedere com'era l'Anversa a cavallo tra la fine del Settecento e i primi anni del secolo seguente, ma anche come gli occupanti immaginavano che sarebbe diventata: mappe, progetti, cartine in cui l'aspetto tecnico (di una precisione mai sperimentata prima) si fonda con un'eccezionale resa artistica. Alcune grandi tele, poi, raccontano i momenti decisivi di quel ventennio formidabile. Ecco l'ingresso di Bonaparte e sua moglie Giuseppina il 18 luglio 1803, in un dipinto realizzato da Mathieu-Ignace Van Bree (pittore di Anversa al servizio di Napoleone: lo vedete ritratto dal collega Antoon Van Ysendycl lì vicino): accanto è stata posizionata una riproduzione con l'indicazione dei principali personaggi che vi sono raffigurati, in una sorta di who was who. Van Bree si occupò anche di realizzare alcune scenografie per accrescere il lustro della festività organizzate in onore di Napoleone.
Più avanti è esposto un'altra grande tela di Van Bree: e il visitatore deve mentalmente confrontare le due opere, non tanto dal punto di vista artistico, quanto sul piano storico, considerandoli documenti d'epoca, antesignani delle moderne fotografie ufficiali. Sono trascorsi appena sette anni dalla scena precedente, ma è cambiato In questa seconda opera il pittore ha immortalato
La propaganda era cibo quotidiano (e la pubblicità di oggi ne è la diretta erede): a volte raffinata, altre più grossolana e diretta. Tra i pezzi più belli si segnalano le coloratissime caricature, vere e proprie
Ma c'è anche il modellino dell'imbarcazione su cui
una spada appartenuta a un membro della Guardia d'Onore
C'è spazio ovviamente per l'arcinemico della Francia, ovvero l'Inghilterra con la sua capitale cosmopolita e le sue navi
Una piccola sezione è dedicata alle nuove misure: il mondo stava cambiando
Registri (con l'atto di nascita di una giovane cittadina di Anversa), ritratti, monete, il missile messo a punto da William Congreve
Ma avremo modo di tornare su questa esposizione in successivi approfondimenti.
Chiusa: mentre il bronzeo Rubens pare invitare i turisti a entrare nella Cattedrale per ammirare i suoi capolavori (grazie all'esposizione Reunion è possibile ammirare a pochi metri di distanza l'una dall'altra la Salita alla Croce e la Deposizione), un gruppo di figuranti nei panni di soldati francesi fanno pubblicità alla mostra del MAS, gridando Vive la Republique! Chissà che ne penserà il re del Belgio...
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Klee e Melotti si incontrano a Lugano tra affinità e divergenze

Klee e Melotti si incontrano a Lugano tra affinità e divergenze
Paul Klee e Fausto Melotti non si sono mai incontrati di persona, anche se si sono sfiorati a metà degli Anni Trenta a Milano. Hanno condiviso la passione per l'arte e per la musica e le numerose affinità tra le loro opere hanno fornito a Guido Comis e Bettina Della Casa la solida base d'appoggio su cui costruire la mostra appena inaugurata al Museo d'Arte di Lugano, visitabile fino al prossimo 30 giugno. Ma i curatori non si sono accontentati di dimostrare che le opere dei due artisti “stanno bene insieme”: sarebbe stata una giustificazione insufficiente per realizzare questa esposizione che rappresenta l'ultima grande mostra della legislatura e insieme l'ultima tappa di un percorso iniziato nel 2004 (parole di Giovanna Masoni Brenni).
In un rapporto dialettico tra loro che i risultati consentono di definire proficuo, i curatori hanno dissezionato l'iniziale constatazione delle notevoli somiglianze tra Klee e Melotti, facendola letteralmente in dieci pezzi che sono diventati i temi centrali delle rispettive sezioni in cui si snoda la mostra. Si parte naturalmente dalle origini, avvicinando le opere della fine degli Anni Venti di Melotti a quelle del periodo di Monaco di Klee. I due artisti iniziarono la carriera in atmosfere profondamente differenti e già in partenza si comprende che il percorso ha – anche – l'obiettivo di mettere in risalto le divergenze.
Nulla si può dire di Klee come conoscitore di Menotti, mentre esistono tracce che permettono di ricostruire almeno in parte la conoscenza delle opere di Klee da parte di Menotti. La mostra è costruita sulle analogie, hanno detto in conferenza stampa i curatori, consapevoli però del loro limite. È molto significativa la selezione di citazioni dei due artisti, riprodotte su un pannello: “L'arte è una similitudine della creazione. Essa è sempre un esempio, come il terrestre è un esempio cosmico”, ha detto Klee, a cui Menotti ha “risposto”: “Le analogie e le similitudini possono essere illuminanti, ma non arrivano alla definizione. Lo spirito dell'opera d'arte, come l'anima umana, è indefinibile”.
Mentre il colore delle pareti delle sale volutamente muta per sottolineare un senso di progressione, il visitatore compie un viaggio in dieci stazioni, in ciascuna delle quali può confrontarsi con due visioni. Ecco per esempio come Klee e Melotti affrontano il tema del teatro e del circo o quello – infinito – della natura, tra paesaggio e città; ma anche il mondo animale: e qui i curatori ci tengono a sottolineare che la loro non è stata una scelta arbitraria perché entrambi gli artisti trovavano negli animali una sorta di sfera intermedia tra il trascendentale e l'umano.
Le opere – ha detto Della Casa – testimoniano della levità dei due artisti a cui fa da contraltare la densità del dialogo, così che il percorso è una sorta di sala da ballo in cui si esprime al meglio la danza tra Klee e Melotti. E dove Melotti è rigoroso e cadenzato, Klee si dimostra mobile ed esorbitante, ha aggiunto Comis, definendo Klee artista del colore e Melotti architetto del segno.
L'aspetto musicale, centrale nel percorso espositivo e uno dei punti di forza di una mostra molto bella, è stato invece presentato in conferenza da Christian Gilardi. I due artisti avrebbero potuto suonare insieme: uno era pianista, l'altro violinista. È stato Paolo Repetto a curare la relazione tra arte e musica nei due artisti, piuttosto conservatori in campo musicale ha detto Gilardi. Apprezzavano infatti entrambi compositori con un forte ancoraggio nella tradizione. Così in mostra si possono ascoltare brani dei loro autori preferiti e a corollario dell'esposizione è stato organizzato un ricco programma di concerti. Primo appuntamento il 12 aprile con un concerto di musica classica contemporanea, mentre il 2 maggio Paolo Repetto terrà una conferenza-concerto dal titolo “La visione dei suoni. Klee, Melotti e la musica”. Infine il 3 maggio ci sarà un concerto sinfonico con musiche di Ravel, Brahms e Mozart.
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