Mercoledì 27 Febbraio 2013 07:43
Buongiorno, professore. Eccole le domande:
1) Esiste un legame tra i Tarocchi dei Bembo e quelli letterari del Boiardo?
2) Una volta uscito dalla mostra, al visitatore che itinerario consiglia? Monticelli, Cremona...
Naturalmente Cremona, con un passaggio da Sant'Agostino, con la cappella Cavalcabò, e il Museo Civico, con diverse opere bembesche, tra le quali la Madonna con il Bambino in trono tra due angeli, eseguita per l'altare maggiore del Duomo, con il manto rifatto nel 1507 da Boccaccio Boccaccino. All'inizio del millennio, poi, c'è stata una straordinaria scoperta, non ancora valorizzata adeguatamente: gli affreschi nel coro della chiesa di Sant'Omobono. Sono un capolavoro assoluto di Bonifacio negli anni cinquanta del XV secolo. Poi Monticelli d'Ongina, con gli affreschi nella cappellina della rocca, eseguiti per Carlo Pallavicino dalla bottega bembesca, nella quale si riconoscono due personalità, Ambrogio Bembo e il Maestro di Monticelli, che credo sia da identificare in Gerolamo Bembo. Lo stesso pittore è probabilmente l’autore degli affreschi della Camera d’oro nel castello di Torchiara, alle pendici dell’Appennino parmense, uno dei luoghi più suggestivi e magici della cultura tardogotica in Valpadana: celebrano gli amori di Pier Maria Rossi per Bianca Pellegrini, effigiata nella volta in veste di pellegrina, appunto, nei vari castelli dei domini rossiani. Infine, a Milano, la cappella ducale del Castello Sforzesco è una delle ultime imprese, negli anni settanta, di Bonifacio Bembo, accompagnato da Stefano de Fedeli e Giacomino Vismara.
3) Quali sono le influenze fiamminghe sull'opera di Benedetto, in particolare nella Madonna dell'Umiltà?
Quella che continuo a chiamare per abitudine – ma sbaglio – Madonna dell’Umiltà, del Museo Lia di La Spezia, è in realtà una Madonna “del prato”. È il capolavoro di Benedetto Bembo, un’opera di qualità altissima, impregnata di influssi ferraresi e fiamminghi. Roberto Longhi l’aveva infatti riferita ad Angelo Maccagnino, un pittore pisano attivo a Ferrara alla corte di Leonello d’Este. Questi possedeva un trittico di Rogier van der Weiden descritto dagli umanisti presenti alla sua corte, come Ciriaco d’Ancona e Bartolomeo Facio, che ebbe una suggestione enorme sui pittori locali. Nella nitidezza ottica del dipinto, nella perspicuità con cui sono colti i particolari, nella definizione degli angeli, si colgono gli influssi fiamminghi principali della Madonna Lia e si può ipotizzare la presenza di Benedetto Bembo al cantiere ferrarese di Belfiore.
4) Mi hanno molto incuriosito le tavole con Storie della Genesi, soprattutto quelle dedicate a Giuseppe (sto leggendo da tempo la tetralogia di Thomas Mann...): dove si possono vedere le altre tavole non esposte? Si tratta di manufatti comuni per l'epoca?
Le tavolette da soffitto sono molto comuni tra XIV e XV secolo in gran parte della Valpadana, soprattutto Lombardia e Piemonte: quelle in mostra fanno parte di un ciclo proveniente da Cremona, suddiviso tra il museo della città, quello di Trento, il Museo Bardini a Firenze e varie altre collezioni. Altre tavolette da soffitto cremonesi, di diversa tipologia, raffiguranti soprattutto con teste di personaggi di fantasia, ma anche ritratti, sono in diversi musei alcuni soffitti sono ancora in situ, come, per esempio, quelli di Palazzo Fodri a Cremona.
5) Nel testo compreso nella cartella stampa (immagino pubblicato nel catalogo, che non ho ancora visto) lei neppure troppo velatamente propone una prossima mostra e fa la lista dei desiderata. Si tratta di un progetto a cui state già lavorando o è una sorta di "provocazione" per verificare il grado di attenzione dei potenziali finanziatori?
Diciamo che auspico una mostra sulla lunghissima stagione del gotico morente in Lombardia (secondo la felicissima definizione di Roberto Longhi), con le mie predilezioni e i vari desiderata, però non c’è niente di concreto in ballo. Non è nemmeno una provocazione: sarebbe bello poterci lavorare nelle condizioni migliori, prima o poi. Tutto qui.
Martedì 26 Febbraio 2013 05:43
1) Che accoglienza ha ricevuto e sta ricevendo la mostra? Avete riscontro da parte di visitatori italiani?
La mostra riscontra un grande successo di pubblico e di media. Fino ad oggi abbiamo avuto 55'000 visitatori – in gran parte da tutta la Svizzera, ma anche dalla vicina Germania. L’Italia è un po’ lontana, ma sono annunciati alcuni gruppi e ci sono sempre anche visitatori italofoni, sia dal Canton Ticino che dall’Italia.
2) Quali sono i pezzi esposti che lei preferisce e perché?
L’opera più intrigante è senza dubbio la stele con dedica personale trovata nel Tempio dei Leoni Alati a Petra e, di conseguenza, rappresentante probabilmente la divinità nabatea Al-Uzza, dai Greci assimilata ad Afrodite. L’interesse del pezzo è dato dal suo stile astratto che oggi sembra addirittura molto moderno: la divinità è inserita in una nicchia architettonica che rappresenta il tempio ed è ridotta all’essenziale. Ciglia, occhi, naso e bocca e, infine, quella che potrebbe essere una corona sulla fronte. E’ il pezzo che più rappresenta il sentire artistico originale arabo-nabateo, al contrario delle altre sculture monumentali in stile greco-romano. A Petra, la capitale internazionale, si preferì impressionare i visitatori greo-romani di allora con lo stesso stile usato a Roma e Atene. Fuori Petra il regno nabateo è più originale arabo e spesso rinuncia a iconografie figurate – a parte qualche rara eccezione, rappresentata appunto dalla stele in questione.
3) Cosa rimane oggi a Basilea della "eredità" (culturale) di Burckhardt?
Rimangono la coscienza e l’orgoglio della scoperta da parte di un patrizio basilese, rimane la sua casa natale dove ha passato la sua giovinezza (l’Haus zum Kirschgarten) e rimangono fortissimi legami scientifici tra l’Università di Basilea e il Dipartimento delle Antichità della Giordania. L’Università di Basilea iniziò nel 1988 a scavare a Petra in un quartiere di abitazioni facendo scoperte sensazionali. Alcuni collaboratori della originaria squadra di scavo sono tuttora sul terreno a Petra, per conto dell’Università di Berlino, e fanno scoperte3 altrettanto importanti intorno alle facciate tombali nabatee e sull’Umm el-Biyara, la montagna che domina il centro città.
4) Cosa ci può anticipare della prossima mostra, sull'essere "uomini" nell'antichità?
La prossima mostra vuole tematizzare ruoli e funzioni del maschio nell’antichità greca. La discussione è molto attuale: dopo la raggiunta emancipazione femminile ci si chiede oggi a che punto siano i maschi, come mai siano rimasti indietro, intricati in modi di comportarsi e di comprendersi ormai obsoleti. Noi vogliamo mostrare come questi modelli siano radicati nell’antichità, come e perché siano sorti allora in questo modo, come si giustificavano e come oggi – in fondo – si dovrebbe abbandonarli. Il Museo di Basilea entra in una nuova fase: non mostriamo soltanto l’antichità, ma prendiamo posizione nel dibattito attuale e suggeriamo soluzioni alternative.
La mostra è presentata in due sedi: all’Antikenmuseum si farà luce su tutto il complesso di temi, alla Skulpturhalle presentiamo il tema dello sport, allora dominio maschile per eccellenza. Vernice il 5 settembre 2013, durata fino in febbraio 2014.
PS: Penserete alla traduzione in inglese delle didascalie, nella prossima mostra? :-)
Faremo certamente uno sforzo…










