Mercoledì, 19 Giugno 2013

Almuerzo

Caffè con Jan Parmentier, curatore del Museo MAS di Anversa

PARMENTIER
Gli chiedo quali siano i suoi pezzi preferiti tra quelli esposti in mostra e me li mostra. Catalogo 112 e 151.
Storico dell'economia.
Sua opinione su Napoleone.
Io: Napoleone e Shakespeare. Usciti dalla mostra, davanti al telegrafo, di cui mi spiega il funzionamento.
Caffè Illy. Mi racconta del suo viaggio in bici da Venezia a Porec.
Io gli racconto di Cabo Trafalgar e di Aboukir.
Mostra Nelson e Napo al Maritime Museum di Greenwich.
Nel suo ufficio una brochure della mostra su Napoleone in Egitto all'Institut du Monde Arabe di Parigi.
Il 95% dei pezzi richiesti sono stati concessi e sono arrivati in prestito per la mostra che però non viaggerà all'estero perché strettamente legata ad Anversa.
Ci tiene a sottolineare la precisione del titolo: la mostra infatti non è su Napoleone.
Napoleone e Berlusconi, ma io gli faccio notare che Napoleone ha inventato il Louvre, ha lasciato ai Francesi il Codice.
Molte caricature satiriche: tornerò a scriverne.
Si sofferma sul doppio orologio.
Gli ho regalato la mia piccola guida ai Luoghi di Napoleone (realizzata in collaborazione con Federica De Luca) e lui ha ricambiato con il catalogo della mostra, in versione francese.
Parmentier_ante
 

Caffè a Crema con Antonio Grassi, microbiologo della provincia

Caffè con Antonio Grassi, microbiologo della provincia
Cielo padano plumbeo
arriva con il cappello
saluta per la strada. Programma degli incontri culturali
Racconta il suo passato di informatore del farmaco.
Due tipi di scrittore: di tana e di prateria. Ammaniti
Mi considero uno scrittore e un giornalista di prateria. Va a cercare, scava.
È laureato in scienze biologiche. Il biologo indaga dal macro elemento alla molecola. Il giornalista deve cercare e approfondire.
Avendo una forma mentis da biologo, l'ho applicata al giornalismo.
Racconta i suoi precedenti libri. Si è laureato a Pavia quando è stato creato l'Istituto di Ecologia. Ha fatto una tesi sull'habitat del cavedano. A monte, sopra la palata. Interesse ambientale fin d'allora.
CITARE da Vernice fresca il rumore del bar (torrefazione?)
Non concorda con quanti definiscono il suo ultimo romanzo un libro ambientale. Preferisce definirlo post-formazione
La paura dei virus è un problema borghese, gli ha detto il figlio filosofo.
Il '68 in provincia non è esistito. È stato un fenomeno importato e scopiazzato. I figli di papà erano democratici solo a tavola, ma rimanevano i soliti privilegiati.
Si rivolge a un pubblico nazionale, ma a Crema
Lo spiega nel suo primo libro, Macramè, Crema... I meccanismi sono tutti uguali.
Riflessi dell'11 settembre sulla finanza in provincia
Il cuore batte ancora, esame degli adolescenti in provincia.
"Gialli sociali" li definisce.
MINA: parole, parole, parole...
Problema della neutralità della scienza.
Se a Cremona hanno clonato il toro Galileo, allora possono clonare l'uomo. Dal punto di vista tecnico non è un problema. Sono convinto che l'hanno già fatto.
Problema del libero arbitrio. Olga: pillola che cancella i brutti cattivi. Confronta articolo su Repubblica.
Mia domanda sulla liquidazione di Olga. Tutti i fucili devono sparare.
Grassi_ante
   

Un caffè da tre C con Hans Tuzzi, viaggiatore tra le pagine

Un caffè con Hans Tuzzi, viaggiatore tra le pagine
In un pomeriggio uggioso di inizio aprile Hans Tuzzi mi ospita a casa sua per una chiacchierata sul suo ultimo libro Morte di un magnate americano (edito da Skira). “Ultimo fino all'11 aprile, quando uscirà il nuovo Melis”, mi corregge pochi istanti dopo avermi accolto sulla porta, mentre una levriera mansueta mi annusa le gambe e mi accompagna in soggiorno. Faccio in tempo a riconoscere alcuni titoli nelle librerie: Africa di John Reader, Pax Britannica di James Morris (poi Jan) e sul tavolino il catalogo della mostra al British Museum (2012) Shakespeare Staging the World.
Mi accomodo sul divano, mentre lo scrittore prende posto su una sedia per mantenere dritta la schiena che gli dà qualche problema. Estraggo dalla borsa la copia dell'edizione economica del romanzo Ipazia di Adriano Petta e Antonino Colavito, ricevuta quella stessa mattina dall'editore La Lepre e gli leggo questo passo: “Mi farei tagliare una mano piuttosto che rischiare di perdere uno solo dei ventotto volumi di Zosimo di Panopoli sull’alchimia!”. Tuzzi sorride all'iperbole e spiega che in genere tutti gli uomini di religione sono uomini di un solo libro, non solo il Califfo Omar che avrebbe ordinato la distruzione della Biblioteca di Alessandria perché inutile se conteneva “doppioni” del Corano o dannosa se custodiva libri in contrasto con esso. Anche il cristianesimo non fu da meno, quando prescriveva “non oltre un solo libro!” (la Bibbia, ovviamente). San Tommaso in verità diceva di non fidarsi di chi legge un solo libro e fu una fronda interna al cristianesimo a permettere la sopravvivenza degli antichi manoscritti, anche se si tratta di una minima parte della produzione letteraria grecolatina, come l'autore fa dire al segretario di Morgan all'inizio del libro (“le nostre radici. Il prologo del nostro presente”, scrive a pagina 19 in omaggio a Shakespeare).
Il sorgere dell'età cristiana segna anche il contrapporsi di due forme di scrittura: volume contro codice. Ha prevalso la forma libro, anche grazie al fatto che i testi cristiani erano in principio molto esili, e per circa millecinquecento anni ha dominato quasi incontrastata perché è nata praticamente perfetta (come avviene raramente, e cita i casi del cucchiaio e degli occhiali).
Quando arriva il caffè mi racconta che al mattino morirebbe senza una tazzina della nera bevanda, ma non ama l'espresso a cui preferisce di gran lunga il caffè turco. Mentre sorseggio il caffè (e penso che il suo domestico egiziano l'ha fatto “alla napoletana”, ovvero nel rispetto delle tradizionali Tre C: caldo, carico e comodo), Tuzzi affronta il tema del passaggio dal cartaceo al digitale. Si è pensato che il “rotolo” (ovvero la lettura a scorrimento sullo schermo del computer) avrebbe in fretta soppiantato il libro e invece l'ebook sta sancendo il ritorno al libro. “La nostra civiltà si è abituata al gesto progressivo di sfogliare e non dello srotolare. Ed è indicativo: per una volta un mezzo davvero rivoluzionario si piega a un oggetto che sembrava superato”. Da parte mia gli confesso la recente adesione, sempre più convinta, alla lettura su un supporto digitale, mentre lui dice di appartenere a una generazione che mantiene un atteggiamento ambiguo e ambivalente verso le macchine, di cui subisce il fascino ma di cui anche prova timore. Senza dubbio, concede, i nuovi strumenti risolvono il problema di accedere ai manoscritti che da sempre affligge gli studiosi, anche se non possono sostituire il documento.
La passione per i libri l'avevo messa in conto, ma quella per la storia mi sorprende, soprattutto per la sua intensità. Morte di un magnate americano è in effetti un romanzo storico, ma
La guerra civile americana costituì un enorme momento di progresso tecnologico. Ci fu una battaglia navale tra solo due navi (1863): una corazzata confederata e un nuovo modello di nave corazzata, unionista, armata con un cannone rotante.
Quel giorno l'impero britannico che in tutta la sua flotta soltanto due navi sarebbero state in grado di sostenere il combattimento con quel “mostro” che sconfisse la flotta unionista (a casa sono andato a leggermi le pagine che Raimondo Luraghi dedica all'epico scontro nella sua monumentale Storia della guerra civile americana)
La finanza e la politica furono più lente a recepire quel cambiamento d'epoca. Gli Stati Uniti avevano già una politica imperiale anche se non se ne accorgevano. Ed erano ancora privi di una banca centrale.
Delle quarantanove copie complete o quasi della Bibbia di Gutenberg solo una si trova al di fuori di Stati Uniti ed Europa: in Giappone. Il primo esemplare che lasciò il Vecchio Continente per gli Stati Uniti partì nel 1847, cioè quando l'economia americana inizia a farsi da esclusivamente agricola a proto-industriale.
Colpito dalle pagine che dedica al viaggio di Morgan in Egitto, gli chiedo se abbia un particolare legame con la terra dei Faraoni. “Chi di noi non ha un legame particolare con l'Egitto?” risponde prima di sorprendermi con la confessione di non essere mai stato in Grecia né di volerci andare perché si ritiene “culturalmente inadeguato e perché alla mia età ci si risparmiano le delusioni”. Molti anni fa decise che non avrebbe più lasciato l'Europa e possibilmente casa sua. Con un compagno di viaggio si trovava sul tratto iniziale, tibetano, del Bramaputra su una zattera circolare di pelli di yak, insieme a una guida cinese e due pastorelli locali. I ragazzini appena compresero che erano italiani, gli chiesero di cantare Notti magiche (l'inno dei Mondiali di calcio di Italia 1990). Il mio Egitto, la mia Grecia, la mia Africa... con un gesto indica le pareti del soggiorno, occupate da librerie, quadri e opere.
Noctes Atticae e Notti magiche
Tutto il libro è giocato sull'idea del viaggio come navigazione, a cominciare dall'incipit che è un omaggio a Moby Dick. Risalire il Nilo, lo diceva in una sua lettera molto bella il mitologo Furio Jesi, è risalire alla fonte di ogni nostra età primeva, è risalire alla madre. In questo senso non è privo di significato che Morgan fosse affascinato dall'Egitto e ci venisse spesso. Fine dell'Ottocento affascinante perché un insieme di antico e nuovo, con le navi già a vapore ma ancora a vela. La modernità aveva bisogno di un massacro (la prima guerra mondiale) per affermarsi.
Come ci si sente a essere un personaggio di romanzi e definiti “Affabulatore con i fiocchi” in Vernice fresca? Oh, è un gioco! Antonio Grassi ha troppa stima di me. Mi fa piacere, come mi fa piacere che uscirà un libro di Massimo Gatta, valido storico dell'editoria di Otto-Novecento che ha scelto di farlo prefare da un personaggio di un mio libro.
E il nuovo Melis? “È ambientato nel 1986 nella valle dei pittori in Val d'Ossola. Si intitola Un enigma dal passato.
Torniamo alla domanda iniziale: c'è un libro per avere il quale si taglierebbe una mano? Aveva iniziato con gli incisori italiani del Seicento (“che oggi non vorrei in casa neanche a pagamento”), poi il suo interesse si è spostato su altri settori. Ci tiene invece a dirmi i libri che gli hanno cambiato la vita, premettendo di essere un lettore prevalentemente di saggi che della narrativa ama i grandi classici: Guerra e pace, Le radici storiche dei racconti di fate di Vladimir Propp, À la recherche du temps perdu, e la Religione romana arcaica di Dumézil. “Questi quattro libri mi hanno fatto cambiare il mio sguardo sul mondo. Non solo mi hanno aperto finestre, ma è proprio la qualità dello sguardo che è cambiata”. “Detto questo, – aggiunge – io ho la Recherche in prima edizione, ma la leggo sui tascabili”.
Ci tiene anche ad aggiungere un'ultima osservazione sull'età di trapasso tra Otto e Novecento: “l'età vittoriana non è un periodo storico. È una plaga della psicopatologia umana”. Morgan era l'uomo più ricco e potente del mondo, ma soffriva di forti depressioni e non volle mai operarsi al naso perché era convinto che l'operazione avrebbe liberato nel corpo i vapori maligni concentratisi nel naso. “Tutti i vittoriani hanno avuto il loro entomologo nel dottor Freud e mentre scrivevo questo libro su Morgan, pensavo costantemente a un altro vittoriano, forse non eminente ma famigerato: Jack lo Squartatore. Il quale in una lettera spedita a Scotland Yard scrisse: “Tra cento anni io verrò additato come colui che ha anticipato il ventesimo secolo”. E sceglie questa frase come citazione in esergo per il suo Morgan.
Quando gli chiedo il permesso di scattare un paio di foto sceglie l'inquadratura che preferisce, assicurandosi che il Principe del Tanganika si intraveda alle sue spalle.
Spadone
Avviso delle notifiche: lei è una persona molto ricercata!
Guidando verso casa De Andrè canta Dolcenera. Maltempo: cinque mesi di novembre. A prescindere dal supporto, cartaceo o digitale, è sicuramente arrivata l'ora di voltare pagina.
Tuzzi_ante
 

Doppio almuerzo con Edmondo Romano, “pifferaio” genovese

Doppio almuerzo con Edmondo Romano, “pifferaio” genovese
Quello che sto per raccontarvi è un “almuerzo” molto particolare, per diversi aspetti. Per prima cosa perché ho conosciuto il musicista Edmondo Romano dopo che lui mi ha contattato attraverso il più celebre dei social network, facendomi i complimenti per ALIBI (e devo confessare che quest'approccio mi ha fatto molto piacere). In secondo luogo perché l'ho incontrato due volte (almeno per ora, spero), tra il dicembre e il gennaio scorsi, sempre nella sua Genova. Sono state entrambe occasioni per una chiacchierata informale e molto piacevole, in cui la musica è stata la protagonista, ma non l'unico argomento di conversazione.
Anzi, durante il primo incontro abbiamo parlato soprattutto di lavoro culturale. Ci siamo dati appuntamento nella centralissima Piazza Ferrari e dopo i saluti di rito Edmondo mi ha accompagnato al vicino Bar degli Specchi, costeggiando Palazzo Ducale, per un aperitivo. Io ho ordinato un bicchiere di vino rosso, mentre lui ha optato per un bianco, chiedendo informazioni al cameriere su un tipo di vino che non aveva mai sentito nominare prima.
Ha chiesto anche che a lui portassero stuzzichini senza carne, spiegandomi che da qualche anno segue un regime alimentare vegetariano. A mo' di auto-presentazione mi ha raccontato che abita a pochi passi di distanza dal bar, in una casa piuttosto spaziosa in cui ha potuto realizzare il suo studio di incisione. Mentre me lo diceva, ripensavo a un'intervista radiofonica ascoltata qualche settimana prima, durante la quale i due conduttori gli avevano fatto i complimenti per la pulizia del suono nella registrazione del suo ultimo lavoro: Sonno Eliso. Lo compongono dodici brani originali  e un tredicesimo che Edmondo ha ripreso dalla tradizione turca, più un video di cui lui stesso ha curato la regia.
Ma osservando il CD l'attenzione cade per prima cosa sulla cura con cui è stato realizzato: dà la (piacevole) sensazione di un prodotto pensato e realizzato con amore e passione. La lunga lista dei musicisti che vi partecipano dice poi il credito di cui gode l'autore e insieme il suo concetto di musica “corale”, a cui tiene molto. L'elenco dei brani è diviso in due, a segnare graficamente la separazione tra la prima parte, dominata dall'elemento femminile, e la seconda, in cui predomina quello maschile. Nella nota il grande Paolo Fresu dice di essere rimasto colpito dal suono di Edmondo, prova della maturità di un artista che concepisce la musica senza limiti geografici. E la sua apertura culturale, Edmondo la fa risalire all'ambiente familiare. Tra una tartina e l'altra mi ha raccontato infatti che quando era piccolo, giravano a casa sua Anna Mazzamauro e Paolo Villaggio, tra i tanti.
La chiacchierata sulle soddisfazioni e le frustrazioni del lavoro culturale (almeno in Italia) ci ha trovato d'accordo sulla necessità di mantenere alto il livello della proposta, per quanto ci compete. L'ascoltatore (o il lettore, nel caso di chi scrive) non deve essere blandito, quanto piuttosto incuriosito. Non va tenuto lontano con pose da intellettuali snob, ma nemmeno rincorso in una discesa libera che avrebbe come risultato una duplice sconfitta. Quanto aveva ragione il poeta Lucrezio! Almeno su due punti: la ricerca di un rapporto “agonistico” con l'interlocutore e la liceità di un eventuale ricorso al “miele” per rendere più appetibile una proposta che a prima vista rischierebbe di passare per indigesta. La cultura è anche fatica ma i piaceri più intensi e durevoli sono spesso quelli che si raggiungono attraverso la mediazione intellettuale.
Il nostro secondo incontro è invece avvenuto a metà gennaio. Edmondo mi è apparso bardato come un siberiano nella piazzetta di San Lorenzo, mentre io vestivo troppo leggero: fidandomi di lontanissime (ed evidentemente errate) reminiscenze scolastiche mi ero illuso che la mediterraneità di Genova temperasse il clima ben oltre la rigida temperatura che invece ci imponeva quel giorno. Passeggiando in direzione del porto antico mi ha raccontato della sua passione per la musica italiana degli anni Trenta che si sposa senza alcun problema con l'amore per quella indiana e per le sonorità orientali. L'osservanza del regime alimentare vegetariano non deve essere strettissima, visto che il musicista l'ha infranta senza remore per un panino imbottito con un misto di carne molto piccante che abbiamo mangiato in piedi in uno storico locale sotto i portici, a pochi passi dal mare. In quei giorni stava lavorando allo spettacolo sul Trio Lescano e mentre bevevamo il caffè, mi regalava alcuni aneddoti sulla loro carriera. Io ho contraccambiato dandogli il mio parere sul Macbeth con Giuseppe Battiston (vedi recensione) a cui avevo assistito la sera precedente al Teatro Stabile.
Passeggiando per le stradine del centro storico parliamo di caffè, mentre mi conduce a una celebre  pasticceria perché la prossima volta che verrò a Genova possa provare l'espresso e i dolcetti. Per strada uno lo saluta “ciao, pifferaio!” e lui risponde con “ciao, cuoco!”.
Mentre scrivo queste righe sto ascoltando Sonno Eliso (posso dire che i miei brani preferiti sono “Corpo” e “Nadi”?).
PS: venerdì 3 maggio Edmondo presenterà Sonno Eliso alla manifestazione musicale Dischi Volanti 2013 di Loano, alle ore 21.00 presso la Biblioteca Civica, con ingresso libero.
Edmondo_ante
   
 
   
 
   

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