Lunedì 02 Luglio 2012 06:03
Il Barocco a Montanari appare intanto come una specie di matrice originaria del moderno. In esso, seppure in termini che vengono modificati dalla geografia, si disegna non più tanto velatamente uno spazio di confronto/scontro fra l’artista e il potere politico. In virtù della tolleranza dei mecenati italiani (il Barocco in questo libro è innanzitutto affare romano) gli apparati simbolici della corte risultano ancora attivi, ma non sono più sufficienti a delimitare uno spazio di azione e invenzione. Non solo per la riluttanza di alcuni fra i grandi a soggiacere a un’estetica in crisi ma per la necessità di agire in uno ambito più ampio, più aperto, che è anche quello del “pubblico”: a prescindere da un giudizio di valore sulla nozione. Il punto è lo scarto rispetto all’arte auto-referenziale dei manieristi e l’implicazione attiva dello spettatore nell’opera. In questo senso la cappella Cornaro che ospita la Teresa d’Avila del Bernini con il suo spazio esploso, o il naturalismo “al servizio di una narrazione illusionista della Madonna dei Pellegrini” di Caravaggio indicano bene un’altra delle prerogative del Barocco: il superamento dei limiti (non necessariamente peraltro con le “magniloquenti macchine figurative” alle quali il Barocco è di solito associato – interessanti sono anche le soluzioni “in minore” di un pittore come Domenico Fetti). In quel superamento, non è secondaria anche l’insorgenza di un’estetica del brutto (senza la quale il moderno sarebbe inconcepibile).A Montanaro interessa la verifica di una norma, dunque, di un linguaggio che in virtù della loro eccentricità sembrano peraltro costituirsi come un continuo slittamento verso i propri codici, e insieme lo studio sull’infrazione, altrettanto al Barocco connaturata. Idee e concetti sì, ma opere soprattutto. Soccorrono schede e relative tavole e illustrazioni. Un bel libro.
Michele Lupo
Tomaso Montanari
IL BAROCCO
Einaudi
2012, pagine XVI - 240
28 €
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