Martedì 01 Maggio 2012 08:44

Dal 2003 al 2007 González ogni domenica ha seguito una partita del campionato italiano per la rubrica sportiva del suo giornale e quello che ha visto in campo e sugli spalti, anticipato da una vigilia di annunci roboanti e seguito da infinite polemiche, gli ha fornito la chiave per interpretare la società italiana contemporanea (e viceversa). “Il calcio italiano offre molto da raccontare: le tragedie del Torino, l'arroganza della Juventus, la follia della Roma, le assurdità dell'Inter, le avventure di Silvio Berlusconi e del Milan...” scrive nell'introduzione quasi presentando le squadre come personaggi da tragicommedia, ciascuna con il proprio ruolo ben definito e immutabile, anche se ricchissimo di varianti.
La raccolta si gusta con piacere, articolo dopo articolo, e alla trama di costanti (su tutte la prevedibile imprevedibilità – fino all'autolesionismo – dell'Inter; il pezzo in cui l'autore prende a prestito dalla Cabala ebraica il concetto di tsimtusm per spiegare il mistero nerazzurro è uno dei più belli in assoluto) s'intrecciano i fili delle singole storie, a volte leggere, altre drammatiche.

Con veloci affondi González ha percorso l'Italia in su e in giù, dribblando però i luoghi comuni e andando a ripescare negli annali curiosità, aneddoti e rievocazioni degli scontri epocali, non soltanto sui campi da gioco, come nel caso dell'epopea della Lazio di Chinaglia, morto qualche settimana fa da latitante dopo una vita senza mezze misure. Le sue doti migliori sono l'ironia e l'abilità di ritrarre un personaggio in poche righe, anche grazie a un ricco bagaglio culturale che gli permette di mescolare Borges e Luciano Moggi, Conrad e Dino Zoff, Dostoevskij e ancora Moggi, il tebano Epaminonda e Luciano Spalletti. E pagina dopo pagina il lettore attraversa una galleria di allenatori e campioni, da Capello “maschio alfa” del branco e Sacchi, a Totti e Del Piero, passando per “Matrix” Materazzi e “Ringhio” Gattuso.
Da osservatore straniero ma non estraneo González si sofferma con stupore su alcune caratteristiche peculiari del calcio nostrano, come la violenza delle tifoserie organizzate e lo stretto legame tra fede calcistica e militanza politica, con la seconda in posizione subalterna rispetto alla prima: in Italia si può cambiare schieramento politico (non necessariamente per confluire in quello contiguo), ma non si può rinnegare la squadra del cuore.
In fin dei conti aveva proprio ragione Winston Churchill quando diceva che gli Italiani perdono le partite di calcio come se fossero guerre e perdono le guerre come se fossero partite di calcio.Saul Stucchi
Enric González
Fuori campo
Cronaca tragicomica dell'Italia attraverso il calcio
Aìsara
2011, pagine 269
17 €
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